Tre donne vivevano isolate nella foresta da tre anni: quando un cacciatore trovò la loro baita, scoprì un segreto inaspettato

Un cacciatore che si era smarrito in una foresta sconfinata scoprì una piccola baita isolata proprio mentre stava calando la notte. Pensava di trovare un rifugio e qualcuno che potesse indicargli la strada di casa. Ma tre donne lo accolsero con una diffidenza insolita. Quando scoprirono che conosceva i sentieri della regione, una di loro pronunciò una frase sorprendente: «Sono tre anni che aspettiamo una persona come te». L’uomo non poteva ancora immaginare quale segreto si nascondesse dietro quelle parole.

Quella mattina, Lorenzo aveva lasciato il suo villaggio prima dell’alba.

Aveva trentotto anni e conosceva i boschi della valle fin da bambino. Suo padre gli aveva insegnato a riconoscere le tracce degli animali, a osservare il tempo e a orientarsi attraverso i punti di riferimento naturali.

Aveva programmato una breve escursione e contava di tornare prima di cena.

Ma le cose andarono diversamente.

Seguendo alcune impronte fresche sul terreno, Lorenzo si allontanò progressivamente dal percorso abituale. Concentrato su ciò che stava osservando, non si accorse subito che il paesaggio intorno a lui stava cambiando.

Gli abeti diventavano sempre più fitti. I cespugli ostacolavano il passaggio e il terreno, ricoperto di muschio umido, rendeva difficile distinguere i sentieri.

Quando decise di tornare indietro, non riuscì più a ritrovare la strada.

Camminò a lungo, convinto di riconoscere alcuni alberi, finché comprese che probabilmente stava girando in tondo.

«Questa giornata non poteva andare peggio», mormorò.

Il telefono non aveva segnale.

Cercò di orientarsi, ma il cielo si era coperto di nuvole e la luce diminuiva rapidamente.

Dopo quasi due ore di cammino, scorse una sottile colonna di fumo alzarsi sopra le cime degli alberi.

Doveva esserci qualcuno, da qualche parte.

Sollevato, si diresse verso quel punto.

Al centro di una piccola radura sorgeva una baita di legno. Il tetto era vecchio, ma ben tenuto. Contro una parete erano accatastati diversi ceppi e dietro la casa si intravedeva un piccolo orto.

Tutto sembrava semplice, ma curato con attenzione.

Lorenzo si avvicinò al cancello.

Prima ancora che potesse chiamare qualcuno, la porta si aprì.

Sulla soglia apparve una donna di circa trent’anni. Indossava una lunga gonna scura e un foulard dai colori vivaci.

Tra le mani teneva un secchio d’acqua.

Quando vide lo sconosciuto, rimase immobile.

«Buonasera», disse Lorenzo. «Mi scusi se disturbo. Mi sono perso e sto cercando la strada per tornare nella valle.»

La donna lo osservò in silenzio.

Il suo sguardo si spostò dal volto dell’uomo all’attrezzatura da caccia che portava con sé.

«Viene dal villaggio?» domandò infine.

«Sì. Pensavo di rientrare prima del tramonto, ma ho perso l’orientamento.»

La donna esitò.

Poi chiamò qualcuno all’interno.

Pochi istanti dopo, altre due donne uscirono dalla baita.

La prima aveva lunghi capelli rossi raccolti in una treccia. La seconda era bionda, sembrava leggermente più grande e osservava Lorenzo con un’espressione prudente.

Entrambe notarono immediatamente la sua attrezzatura.

«Prima di avvicinarsi, preferiremmo che lasciasse l’arma in un luogo sicuro», spiegò la donna bionda.

Lorenzo comprese la loro preoccupazione.

Accettò di rispettare quella precauzione e seguì le indicazioni ricevute.

La donna con il foulard gli offrì quindi un posto su una panchina vicino all’ingresso.

«Io sono Chiara», disse. «Loro sono Sofia e Marianna.»

Lorenzo si presentò.

«Vivete davvero qui, tutte e tre?»

Le donne si scambiarono uno sguardo.

«Da quasi tre anni», rispose Sofia.

«E non avete vicini?»

«Non nelle immediate vicinanze.»

Lorenzo osservò la radura.

Aveva attraversato molte volte quella parte della regione, ma non aveva mai sentito parlare di una casa così isolata.

Marianna gli portò una tazza di tisana calda.

«Conosce bene questa foresta?» domandò.

«Pensavo di sì», rispose lui sorridendo. «Ma oggi ho scoperto che ho ancora molto da imparare.»

Chiara accennò un sorriso.

«Allora forse il suo arrivo non è una cattiva notizia.»

Lorenzo aggrottò la fronte.

«In che senso?»

La giovane guardò le sue compagne.

«Sono tre anni che speriamo di incontrare qualcuno capace di aiutarci a ritrovare certi sentieri.»

L’uomo rimase sorpreso.

«Perché non siete andate a chiedere aiuto al villaggio?»

L’espressione di Marianna si fece seria.

«Perché la situazione è più complicata di quanto sembri.»

Per qualche istante nessuno parlò.

Intanto, il buio cominciava ad avvolgere la radura.

Le donne invitarono Lorenzo a entrare nella stanza principale, dove una piccola stufa diffondeva un piacevole calore.

All’interno, la casa era sorprendentemente accogliente.

Una parete era occupata da scaffali pieni di libri. Su un grande tavolo erano sistemati barattoli di conserve, vecchie mappe e diversi quaderni.

Lorenzo notò soprattutto una cartina della regione, ricoperta di annotazioni scritte a mano.

«State organizzando un’esplorazione?» chiese.

Sofia scosse la testa.

«Stiamo cercando qualcosa.»

Marianna si avvicinò al tavolo.

«Tre anni fa siamo venute qui per restaurare questa baita. Un tempo apparteneva al nonno di Chiara.»

Chiara proseguì.

«Pensavamo di fermarci soltanto qualche mese, lontano dalla città. Poi abbiamo trovato alcuni documenti che hanno cambiato i nostri progetti.»

Aprì un vecchio quaderno.

All’interno c’erano disegni di sentieri, descrizioni di sorgenti e indicazioni relative a un’antica stazione forestale.

«Mio nonno lavorava in questa zona», spiegò. «Aveva contribuito alla realizzazione di alcuni percorsi utilizzati dalle squadre di sorveglianza per spostarsi tra le vallate.»

Lorenzo esaminò la mappa.

Alcuni nomi gli sembravano familiari.

«Molti di questi sentieri oggi non esistono più», osservò.

«È proprio questo il problema», rispose Marianna.

Le tre donne avevano tentato più volte di individuare i vecchi percorsi, ma le tempeste, la vegetazione e i cambiamenti del terreno avevano reso le ricerche difficili.

Speravano soprattutto di raggiungere un’antica stazione dove il nonno di Chiara avrebbe lasciato una scatola contenente i suoi diari e alcune fotografie di famiglia.

«Perché quei documenti sono così importanti?» domandò Lorenzo.

Chiara abbassò gli occhi.

«Mia madre è morta prima di potermi raccontare molto della sua infanzia. Quei quaderni potrebbero custodire alcuni degli ultimi ricordi di quel periodo.»

La sua voce si fece più dolce.

Lorenzo capì allora che l’isolamento delle tre donne non dipendeva soltanto dal desiderio di vivere lontano dalla città.

Stavano cercando di recuperare una

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